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Do You Fell The Sound Of Soul?If You Exist, My Soul, Scream |
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Il blog nel blog: io nella mia vita... Cari lettori e lettrici, questo è il blog nel blog per parlarvi di me... Ske, il disegnino di seguito è dedicato a te VITA ___________________________________________________ MORTE Vi siete mai chiesti cosa c'è oltre quella linea? Vi siete mai chiesti cosa sia realmente la morte? Io sì, tante volte... troppo difficile da spiegare... |
May 24 Come, and take me awayTake me away
Cercai di starmene per i fatti miei, non avevo voglia di buttarmi fra la folla, ballare e fare tutto quell'elenco di cose che un normale adolescente fa alle feste scolastiche; i professori potevano sorvegliare quanto volevano, tanto le cosucce illegali scappavano sempre...
Ovviamente quelle che dovevano essere le mie migliori amiche sparirono nel nulla. Non le vidi tutta la serata, o almeno fino alla fine della serata.
Osservai: un unico battito, un unico respiro, uno solo il ritmo che li guidava, uno solo sembrava il corpo di quei tanti corpi alla rinfusa che si muovevano in maniera disordinata, uno solo il cuore che batteva al ritmo della musica che pulsava nelle orecchie.
Era affascinante. Aveva quel non so che di... di... diciamo che sembrava di essere una cosa sola. Forse era questo che mi spingeva a non voler stare lì, in mezzo a loro... sarei diventata parte omologata di quel gruppo, avrei perso la mia personalità...
Che pensieri stupidi, che faccio. Come si fa a perdere la personalità stando vicino alle persone?
Penso che in un'occasione simile ciò forse non sia possibile, si diventa una cosa sola mantenendo però ognuno la propria persnalità dando un piccolo ritmo diverso per formare il grande ritmo; nella vita normale il contatto di certe persone ti porta all'anominato.
Anonimato nel senso che diventi nessuno e credi di essere qualcuno.
Diventi parte di quella folla grigia.
Perdi i tuoi colori e la tua personalità.
Sinceramente questa è sempre stata una cosa che mi ha allontanata dalla gente: la paura di diventare ciò che non sono.
Apparire e non essere.
Pensai che ad una festa simile non si potevano fare certi pensieri... Forse avrei dovuto cercare di divertirmi... un po'.
Però dovevo cercare almeno o Eli o Rose... sempre che non erano troppo occupate con i loro nuovi amici per considerarmi un secondo... Avrei attirato la loro attenzione con la storia della vacanza al mare, dicendo che forse sarei andata (ovviamente una bugia), si sarebbero rallegrate e mi avrebbero degnata di attenzioni; così, una volta catturate le loro menti, avrei chiesto loro di fare qualcosa, prese dall'entusiasmo mi avrebbero dato retta.
Che pozzo vuoto, la mente umana.
Andai a cercarle. Non le trovai. Chissà dove si erano cacciate. Mandai un messaggio ad Eli, Rose era famosa per la sua scusa "non ho sentito il cellulare" quando invece non aveva semplicemente voglia di rispondere... anche a me. Quindi non mi fidai.
Eli era decisamente più responsabile. Me lo dimostrò rispondendo prontamente.
Non siamo più a scuola.
Siamo in centro a farci un giro.
Te dove sei?
Premetto che le parole del mio messaggio furono scritte dalla rabbia più che dalla mia testa... Talvolta l'impulsività prendeva possesso della mia piccola testa e la faceva divenire una schiava.
Avvertire no, vero?
Beh, grazie!
Divertitevi! Ciao!
Eli si accorse del ciao con il punto esclamativo. Sapeva che se scrivevo in quella maniera ero veramente arrabbiata... La sua risposta fu un perdonaci, non ci siamo rese conto, sai com'è... No, non so com'è. Perchè loro non capiscono.
Loro non hanno problemi. Non si sentono del tutto fuoriluogo in qualsiasi situazione, persino una in cui tutti sono vestiti in maniera assurda e fanno cose altrettando assurde, persino in un momento in cui si è soli e ci si sente in imbarazzo con la propria anima.
No, non avrebbero mai capito. Se anche ne avessi parlato, cosa avrei ottenuto? Un non essere paranoica. Ecco cosa avrei ottenuto.
Non mi ritenevano alla loro altezza, forse. Beh, io altrettanto. Non erano, non sono alla mia altezza.
Ritornai alla festa, scazzata, stanca, confusa, arrabbiata con il mondo.
E sembra quasi ovvio che la mia serata dovesse peggiorare: scontrai un ragazzo, lo avevo visto un sacco di volte in giro per la scuola, uno dei soliti figli di papà che si veste da fighetto e ti snobba in maniera assurda.
Dentro di me pensai ad un bel "Vai a fare in culo" ma l'unica cosa che uscì dalla mia bocca fu un "Scusami".
Possibile che il leone si trasformava sempre in micetto?
<<Stai tranquilla-disse porgendomi la mano. La presi-Piacere, mi chiamo Ryan>>.
<<Piacere, April>>.
<<L'amica di Rosy, vero?>>.
Lo guardai con fare stupito. Non per il fatto che conoscesse Rosy... quello era perfettamente normale. Ma per il fatto che Rosy parlasse di me!
<<Ehm... sì>> risposi tentennante io. Mi pentii subito di aver pensato così male di loro... Devo dire che le mie posizioni sono molto ferme.
<<Dove sono le tue amiche?>>.
<<Non lo so... penso in centro...>> risposi io senza guardarlo: aveva due grandi occhi color nocciola che erano una favola.
<<Perchè... non sei con loro?>>. Ma chi li stava dando questa confidenza? Chi li aveva permesso di fare queste domande? In fondo non mi conosceva nemmeno!
<<Mi hanno scordata>> dissi di getto. Era la verità.
Lui fece un mezzo sorriso:<<Vuoi farti un giro?>>.
Mi guardai intorno un attimo per assicurarmi che non ci fosse effettivamente nessuno a cui poteva aver chiesto quella domanda. No, stava parlando proprio a me... ma che cosa diamine voleva? Non pensava mica che ero abbastanza facile come Rosy, spero.
<<Non saprei...>> risposi io insicura.
Fece una faccia come per dire che era stupito. Lo notai palesemente, tanto che non trattenni le parole.
<<Cos'è, sei stupito?>>.
<<Un po'...>>.
<<Beh, non sono come tante persone>>.
<<Questo è un pregio>>.
Non saprei dire come lo guardai in quel momento. Fatto sta che mi feci convincere.
Cosa alquanto strana da parte mia.
In quel momento il mio desiderio era uno solo: stare lontana da tutto e tutti. Magari quel Ryan avrebbe esaudito il mio desiderio...
O forse no.
April 27 Ballo di fine annoVenerdì sera, dalle nove all'una, ballo di fine anno.
Tutta la scuola è invitata a venire.
organizzatrice: Laura White e Paul Jhonson
Rilessi il manifesto con indifferenza: ero andata a tutti i balli scolastici e ad ogni ballo mi annoiavo come una matta, dato che non ho mai avuto un cavaliere. Sì, classificatemi fra le "mai baciate". Per scelta. Insomma, non voglio uno di quei baci da discoteca che il giorno dopo lo hai già dimenticato... Quello che desidero è un bacio vero da una persona che amo e che mi ama, un bacio di passione e sentimento puro. Forse pretendo troppo dalla vita, ma non mi abbasserò mai a baciare il primo che mi viene bene solo per dimostrare che posso avere il ragazzo che voglio, no, non la voglio la reputazione di puttanella come l'organizzatrice del ballo, Laura White, una del quarto anno che ti chiedevi dove erano i vestiti tanto poco la coprivano e se la sua pelle, sotto chili di fondotinta, esistesse ancora e come diamine facesse ancora a tenere le gambe dritte per camminare tante volte le aveva aperte. Era una ragazza veramente vomitevole, infatti la odiavo con tutta me stessa e per tutta risposta lei odiava me, come se sperasse di ferirmi. Avete presente quando le bambine dell'asilo mettono il pollice in giù e dicono "non sei più mia amica"? Ecco, uguale. Ne ero felice, di quello.
Andai al mio armadietto a prendere le cose necessarie per la giornata, poi andai di filato in classe; Rosy ed Eli non le avevo ancora viste, di certo erano con Mark ed Adam, dei tizi anche loro del quarto con cui uscivano da qualche settimana. Iniziai a preoccuparmi: potevano chiedere anche a quei due di venire in vacanza alla casa di Rosy, così sarei stata costretta a reggere il moccolo, diamine. Se verranno, possono anche dire addio alla mia presenza.
Eccole che entrano in classe. Eli mi si avvicina sorridente, dicendo che lei e Rosy avevano trovato i tipi per il ballo di quell'anno (Mark e Adam appunto). Non c'era niente di nuovo, loro due avevano sempre avuto il ragazzo per il ballo. Mi limitai a sorriderle ed a dirle che ero contenta per loro.
"Te lo hai trovato?" mi sussurra Rosy dato che era appena entrata la signora Smith, l'insegnante di francese. Perchè me lo chiedeva se sapeva la risposta?
"No, Rosy... no". Lo ripetei, sapevo che altrimenti mi avrebbe assillata per tutta la giornata. Il ballo era quella sera, non avrei avuto tempo.
"Per una volta potresti fare un colpo di testa e cercarne uno, no?".
"No... Lo sai come sono e come la penso".
L'ora di francese passò fluida. Avevo mille pensieri per la testa. Fantasticavo su come sarebbe stato il mio primo bacio, chi e come sarebbe stato il lui che mi avrebbe ceduto quell'onore, come mi sarei sentita, se sarei stata felice e fiera di me.
Io sarei stata dapprima insicura, poi lascerei che il mio lui mi avvolgesse e mi baciasse veramente e io mi stringerei forte a lui, accarezzando i suoi capelli, assaporando il suo profumo, insomma vivendolo. Sarebbe stato su un promontorio, al tramonto o all'alba.
Mi accorsi quanto ero smielata e mi ritraggo dai penisieri. Quelli erano solo sogni. I sogni non esistono.
Ci sarebbe una persona con cui potresti andare a questo fottuto ballo...
Biglietto di Rosy. La sua scrittura così ordinata e bella si riconosce sempre. Le rispondo, con la mia calligrafia disordinata, intanto pensai che il mio modo di scrivere mi rispecchiava: confuso, disordinato, irregolare, quella ero io, non solo la mia scrittura.
Non capisco perchè ti interessi tanto... In fondo sono io quella senza cavaliere... Non mi interessa, non sono mai andata con nessuno perchè andare con qualcuno proprio quest'anno? E poi non voglio che mi rifliate nessuno... come se non fossi in grado di cercare un ragazzo.
Guardo il mio bigliettino soddisfatto, lo mano, Rosy scrive, Eli passa.
Credo che ti divertiresti di più se fossi con qualcuno... e non ti stiamo rifliando nessuno!
Sorrido. é dolce da parte sua, questo pensiero, ma non mi andava. Non rispondo e Rosy capisce che la discussione è finita lì.
A ricreazione noi tre ci aggreghiamo al tavolo dei morosi delle mie amiche, due bei ragazzi: il tipo di Rosy, Mark, aveva i capelli color nocciola un po' spettinati, occhi verdi da paura e un fisico asciutto e snello come Adam, di Eli, il quale aveva occhi scuri porofondi, temevo che se li guardavo cadevo dentro, e folti capelli scuri. Erano bei ragazzi, si completavano in belezza, le coppie. Eravamo noi cinque e un'altra ragazza, piuttosto mingherlina e di colorito chiarissimo, occhi marroni e lunga chioma bionda. Mi sentii anonima. Io avevo i capelli castani come gli occhi, non avevo nessuna particolarità, a differenza loro. Per di più con la mia voglia di tenermi... sarei più decente se non fossi così maledettamente pigra riguardo al mio aspetto. Rosy stava giocherellando con i suoi capelli rosso scuro, il viso era ricoperto da alciune lentiggni chiare che mettevano in risalto gli occhioni verdi. Stava parlando con Mark, ed era tutta esaltata. Eli parlava con Adam, mi sentii un po' ignorata, allora parlai con quella ragazza bionda, Madlaine.
Era simpatica, parlammo un po' di noi e un po' di annedoti divertenti. Poi le mie paure (ovvero che Mark ed Adam potessero venire al mare) divennero talmente tangibili che mi si gelò il sangue nelle vene.
"Che ne dite di venire pure voi?" aveva chiesto Eli. Perchè non era stata zitta?!
"Non vorremmo disturbare..." dice Adam, che evidentemente aveva notato che fossi leggermente scattata sulla sedia.
"Ma va! Che dici! A noi farebbe piacere!" esclama Rosy dandomi un calcio, dato che le stavo per dire un po' di tutto, ma giusto un po'.
"Beh, allora d'accordo".
Suona la campanellla di fine ricreazione, trascino le mie amiche in classe e domando:"Perchè diamine glielo avete chiesto?".
Loro mi guardano stranite, loro non vedevano quello che vedevo io, quindi risposero:"Mi sembrava carino invitarli".
"Non mi va di reggere il moccolo.. e poi foste solo una coppia, ma siete due! E io me ne sto a girare i pollici mentre amoreggiate?! Neanche per sogno!".
"No, dai, April, non puoi non venire! Noi tre siamo sempre state insieme!" mi dice Eli per convincermi, ma non attacca.
Non mi andava proprio, mi sarei annoiata a morte, sarebbe stato brutto per me in primis dato che subivo e in secundis (si dirà così?) per loro che mi subiscono perchè quando mi annoio divento una noia pure io, soprattutto quando mi sento ignorata.
In quel momento avrei voluro urlare loro in faccia quello che pensavo, come mi sentivo, ma non lo faccio, a differenza loro non mi piace ferire la gente... ma forse con la mia indifferenza un po' lo faccio, indirettamente.
Dopo scuola vado a casa, mia mamma comincia a rompere su come devo vestirmi, a darmi consigli per scegliere il trucco e tutte quelle altre cavolate che una mamma ti rifila per il ballo scolastico, con il solo risultato di dire di tutto che deve lasciarmi in pace.
Non mi piace urlarle. Non se lo merita. Purtroppo non sono brava a controllarmi, o per lo meno, controllare le mie emozioni.
Decido di optare per un vestito di color nero che arriva a metà coscia, è senza maniche quindi metto sopra cono scaldacuore di colore bianco, non si sa mai se mi va di stare fuori e sento freddo; metto gli orecchini e la collana coordinati, le scarpe con un po' di tacco e i capelli legati.
Sono le otto e mezza, esco di casa. è passata Rosy a prendermi, non parliamo. So che fra due minuti lei non ce la farà più e comincerà a parlare chiedendomi le cose più idiote, per esempio cosa pensa del suo vestito e dei suoi capelli.
Arrivate a scuola entriamo nella sala, Eli ci raggiunge e a loro volta raggiungono i morosi.
Quell'oca di Laura fa un discorso, nessuno la sta neanche a sentire. Poi comincia la musica.
Cominciano i battiti.
Cominciano i guai. April 25 io non credo nei sogniFuori il canto felice degli uccellini. Il fruscio delle foglie al soffiare del vento. La Terra riscaldata dai raggi del Sole. I fiori ormai sbocciati e l'estate alle porte.
Fuori. Tutto così maledettamente perfetto.
Dentro l'urlo infelice di qualcuno che non sa che fare. Il fruscio di penisieri al soffiare dell'anima. Il corpo freddo e immune alla bellezza e alla felicità. Pensieri che sfioriscono nonostante sia ancora primavera anche dentro.
Dentro. Tutto così maledettamente imperfetto.
Ero a scuola, gli ultimi compiti del quadrimestre e poi finalmente libertà. Era il 31 di Maggio, compito di matematica, anzi il compito di matematica che avrebbe segnato la fine del nostro anno così intenso alla terza superiore di un liceo nel centro di Vancouver.
Avevo finito da circa un quarto d'ora, era stato relativamente semplice quel compito, tanto che avevo avuto tempo di aiutare la mia vicina di banco, Elizabeth, e di dirle di passare parola alla ragazza che Elizabeth aveva vicino, Rosemary. Era bello poter aiutare gli altri.
Ad April piace aiutare ma non essere aiutata. Nessuno avrebbe potuto.
Guardo il nostro professore, il signor Brown, che controlla l'orologio per poterci ritirare i compiti al termine dell'ora, ovviamente lo farà con precisione inversosimile, tanto che mi chiedo se quell'uomo abbia una specie di orologio interno.
Era l'ultima ora di un sabato. Uscite da scuola, io, ELizabeth e Rosemary ci saremmo catapultate in piscina per farci un bagno e prendere il sole, per questo mi ero organizzata mettendomi già il costume.
Il professore cominciò a contare:<<Dieci...Nove...Otto...Sette...>>.
Le penne cominciarono a sfrecciare. Era ridicolo.
<<Sei...Cinque...Quattro....>>.
Ridicole tutte queste preoccupazioni.
<<Tre...Due...Uno...>>.
Ridicola la vita.
<<Ragazzi, consegnate!>>.
Un "no" generale si levò, tutti consegnammo e io e le mie due amiche corremmo fuori dalla classe per andare in piscina; ci mettemmo veramente poco.
Arrivammo, Eli prese tre sdraio mentre Rosy stava poggiando la roba con il suo solito modo elegante di fare ogni cosa. Non cambiava proprio mai.
Mi sistemai sulla mia sdraio mettendomi in costume: era una liberazione togliersi quei maledetti vestiti che tenevano un caldo atroce e poter rimanere con la pelle nuda sotto quei raggi caldi, quasi bollenti e sentire sulla pelle la vita che avevi attorno, la vita che mia non era.
Rosy mise gli occhiali da sole, dei chanel, il suo marchio preferito, accomodandosi con una lieve risata.
<<Finalmente! Era ora che venissimo! Non ne potevo più...>> commentò Rosy, che detto sinceramente non l'avevo mai vista leggere un libro che fosse scolastico. Aveva grandi capacità, ma diamine non le metteva in pratica! Era tremendamente testarda, così presa dalla vita da dimenticarsi dei doveri.
Anche Eli era come lei, due inguarbili sognatrici che se le togli un sogno potrebbero morire. Io non credo nei sogni. Credo nella realtà, quella che posso toccare tutti i giorni e che mi da le certezze che la vita esiste, ma che non è solo giochi e divertimento, è anche dovere, è doversi sacrificare.
<<Infatti!-esclamò Eli spalmando la crema solare su quella pelle troppo chiara-Per fortuna la prossima settimana è totale relax... non ce l'avrei fatta, altrimenti!>>.
<<Adesso godiamoci questa desiderata estate finchè possiamo! A proprosito, vi volevo parlare della mia idea...>>.
Rosy tirò fuori delle fotografie.
<<Questa è la mia casa al mare. Pensavo che saremmo potute andare là per due settimane, verso Luglio... e per di più i miei genitori non ci sono! Allora? Che ne dite?>>. Era entusiasta della sua trovata, si vedeva: sprizzava gioia da ogni poro.
<<Ovvio che verrò!>> disse Eli guardando le foto di quella casa così graziosa.
<<Te vieni, April, vero?>>. Mi fece gli occhi dolci. Io sorrisi.
<<Chiederò a mia madre...>> risposi guardando un'altra foto.
<<Eddaiiii>>.
<<è più sì che no, solo che devo essere sicura del fatto che mia madre non ha bisogno di aiuto in negozio...>>.
<<Sappi che ci conto e, se è un no, verrò direttamente a casa tua e ti porto per i capelli!>>.
<<Ahh, quindi o è sì o è sì, no?>>.
<<Esatto! Ti piacciono le mie alternative?>>.
Quanto mi odio. Loro due mi vogliono veramente bene, ci tengono a me come amica, e come amica sono una delle loro migliori, noi tre siamo sempre state insieme, ma per quanto mi sforzi, non vorrò mai loro il bene che vogliono a me. Nonostante le ritenga mia sorelle.
Al ritorno a casa parlai con mia madre, la quale accettò con strano entusiasmo che io partissi per quelle due settimane con Rosy ed Eli, almeno mi sarei distratta un po' e mi sarei sicuramente divertita.
Mia madre è sempre dolce con me. Mi tratta sempre con i guanti di velluto. Non dovrebbe. Non lo merito.
Sono una persona di pietra. Da quando papà è morto, non è ho più voluto sapere di sogni.
Lui era il mio miglior insegnante di sogni.
Con la sua morte, ho potuto ritenere chiusa la mia relazione con l'immaginazione.
Punto.
Ho ricominciato.
Il primo Luglio sarei partita con due pazze che inseguono i loro sogni. A volte spero quasi che mi contagino, ma il mio maestro non c'è più..
*************************************spazio dell'autrice*************************************************
Allora? Che ne pensate di questo primo capitolo? Vi è piaciuto? Spero veramente di sì... fatemi sapere.
Voce di un anima April 24 Prologo>>Voce Di Un'Anima<<
Non so in cosa credere.
Se in una realtà crudele
o in un sogno illusorio.
Sento mia madre che piange,
i dottori che dicono
"si risveglierà".
Mi risveglierò.
Da che cosa?
Da una morte apparente fisica o
dalla morte della mia anima?
Perchè sinceramente,
non so se sono morta fuori o dentro. |
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